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L’importanza della vitamina D

Di fondamentale importanza nella vita dell’uomo, la vitamina D è un elemento indispensabile per la salute delle nostre ossa.

Possiamo assumerla attraverso l’alimentazione ma solo pochi alimenti, tutti di origine animale, contengono quantità significative di vitamina D: l’olio di fegato di merluzzo, i pesci grassi come il salmone e le aringhe, il burro, i formaggi grassi e le uova. Oltre ai prodotti di origine animale, i funghi sono l’unico alimento con un quantitativo significativo di vitamina D. La cottura può alterare la stabilità della vitamina D.

La prima fonte di vitamina D è quindi rappresentata dalla luce solare! Le radiazioni ultraviolette, infatti, a livello dell’epidermide attivano un suo precursore (derivato dal colesterolo), motivo per cui comunemente viene detta vitamina del sole.

La vitamina D assunta o prodotta viene poi trasportata dal sangue e accumulata principalmente nel tessuto adiposo -è infatti una vitamina liposolubile– ma anche nei muscoli, nel fegato e in altri tessuti.

Nel periodo estivo, quando in genere si prende un po’ più sole, si produce una maggior quantità di vitamina D, che poi diventa una riserva anche per i mesi invernali.

In caso di carenza, la vitamina in questione può essere assunta sotto forma di integratori, prescritti dal medico curante.

A cosa serve  

La vitamina D è un vero e proprio ormone, capace di regolare diverse funzioni corporee.

La funzione cruciale è quella di regolazione della calcemia, cioè del livello di calcio nel sangue, che mette in atto attraverso la modulazione del suo assorbimento a livello intestinale e renale e attraverso la sua fissazione o mobilizzazione dalle ossa.

Questo processo contribuisce quindi alla corretta mineralizzazione delle ossa e dei denti.

La regolazione della calcemia è poi importantissima per:

  • mantenere una corretta funzione muscolare, cardiaca e vascolare,
  • il buon funzionamento del sistema nervoso,
  • il mantenimento delle funzioni cerebrali e del buon umore.

Le ultime scoperte indicano poi che la vitamina D favorisce il corretto funzionamento del sistema immunitario, aiutando così a proteggerci meglio dalle infezioni e dai tumori.

Fabbisogno nutrizionale

L’EFSA (European Food Safety Authority) ha espresso nel 2016 un parere scientifico sui valori dietetici di riferimento della vitamina D .

Questi valori sono stati fissati in modo da garantire un livello sierico di vit. D pari a 50 nmol / L, considerato ottimale per tutte le fasce di popolazione.

L’assunzione adeguata di vitamina D è dunque stata fissata a 10 μg / giorno per i lattanti dai 7 agli 11 mesi e 15 μg / giorno per tutte le altre fasce di età, comprese le donne in gravidanza ed allattamento.

Il gruppo di esperti scientifici sottolinea che questo studio è stato condotto in condizioni di minima sintesi cutanea di vitamina D. In presenza di normale sintesi cutanea di vitamina D, il fabbisogno di vitamina D dietetica è inferiore o addirittura pari a zero.

Nella revisione del 2014 dei LARN italiani troviamo valori simili. Nella terza età il fabbisogno aumenta fino a 20 μg / giorno, in quanto l’efficienza di produzione della vitamina D a partire dall’esposizione solare diminuisce con l’invecchiamento.

Carenza ed eccesso

Sintomi clinici di carenza di vitamina D si manifestano con il rachitismo nei bambini e l’osteomalacia negli adulti. Entrambi sono causati dalla ridotta mineralizzazione dell’osso dovuta ad un inefficiente assorbimento di calcio e fosforo nella dieta. Il rachitismo si presenta con deformità scheletrica e ritardo nella crescita, l’osteomalacia con dolore diffuso nei muscoli e nelle ossa e fratture specifiche.

In particolare nelle donne in post-menopausa e in generale nei soggetti più anziani, l’insufficienza prolungata della vitamina D può portare a una bassa densità minerale ossea (BMD), una condizione caratterizzata da una riduzione della massa ossea, una ridotta qualità ossea e un aumentato rischio di frattura.

La vitamina D viene “dispersa” anche a causa di comportamenti poco sani come l’abuso di alcol e il consumo di sostanze stupefacenti.

L’eccesso di vitamina D si verifica di solito in seguito all’ingestione di dosi farmacologiche elevate (ad esempio 125-1000 μg / die) per almeno 1 mese. L’ipercalcemia che si verifica può può portare alla calcificazione dei tessuti molli e al conseguente danno renale e cardiovascolare. Dopo diversi studi il limite massimo tollerabile (UL) di assunzione di vit. D è stato fissato a 100 μg / die per gli adulti, comprese le donne in gravidanza e in allattamento, e gli adolescenti tra gli 11 e i 17 anni. Nei bambini di età compresa tra 1 e 10 anni è stato selezionato un UL di 50 μg / die.