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Effetti dell’inattività fisica e della sedentarietà: cosa comportano e gli obiettivi dell’OMS

La qualità della vita delle persone non può limitarsi solo agli aspetti economici, ma deve riguardare anche e soprattutto lo stato di salute, e il livello di benessere fisico. A farlo presente è il rapporto “I tempi della vita quotidiana” prodotto da ISTAT nel 2019 su una base dati che riguarda l’uso del tempo fatto dagli italiani, le loro abitudini e gli stili di vita.
Rapporto al quale si può affiancare anche il “Piano d’azione globale per l’attività fisica 2018-2030” contenente le linee guida e gli obiettivi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

COSA SI INTENDE PER SALUTE?

Secondo l’OMS è “lo stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale di benessere che consente alle persone di raggiungere e mantenere il loro potenziale personale nella società”.
Diventa dunque importante conoscere il proprio corpo, per capire quali sono gli effetti che l’attività fisica, e quella sedentaria, producono con l’avanzare dell’età.
È sempre l’OMS a definire come attività fisica “ogni movimento corporeo, prodotto dai muscoli scheletrici, che comporti un dispendio energetico” dunque non solo lo sport. Considera invece attività sedentaria ogni dispendio energetico equivalente a quello di azioni come dormire, stare seduti, guardare la televisione, o qualunque intrattenimento passivo basato su uno schermo (social network, serie televisive, console di gioco ecc.).
È quest’ultimo comportamento al quale bisogna prestare maggiore attenzione.

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EFFETTI DELLA SEDENTARIETÀ

Una vita troppo sedentaria può causare un anormale metabolismo del glucosio, o morbosità cardio-metaboliche e, in alcuni casi, anche la morte.
È l’Organizzazione Mondiale della Sanità a rilevare come l’inattività fisica produca ogni anno 1 milione di decessi, riguardanti soprattutto quei soggetti interessati da situazioni di obesità, diabete o malnutrizione. In 46 paesi della regione europea dell’OMS oltre la metà degli adulti è in sovrappeso od obesa, e nel mondo, soprattutto nel Mediterraneo orientale, Americhe, alcune regioni d’Europa e Pacifico occidentale, nel 2016 un adulto su quattro (il 23%) e tre adolescenti su quattro (81% tra gli 11 e 17 anni) non rientravano nei parametri globali stabiliti dall’OMS (ved. Tavola 5.4 estratta dal rapporto ISTAT).

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Emerge dunque la necessità di una “alfabetizzazione fisica e sanitaria per stili di vita sani e attivi di lunga durata”.

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BENEFICI DELL’ATTIVITÀ FISICA

Un regolare esercizio fisico, anche se moderato, migliora la qualità della vita e, naturalmente, la salute.
“È dimostrato che un’attività fisica regolare aiuta a prevenire e curare le malattie non trasmissibili, come malattie cardiache, ictus, diabete e cancro al seno e al colon”. Per gli anziani un adeguato movimento può prevenire le cadute e la demenza senile.
Vediamo alcuni esempi riportati nelle “Linee di indirizzo sull’attività fisica per le differenti fasce d’età e con riferimento a situazioni fisiologiche e fisiopatologiche e a sottogruppi specifici di popolazione” emanate dal Ministero della Salute.

  • Bambini dai 3 ai 5 anni: l’attività fisica è fondamentale in questo periodo in quanto avviene la maturazione del sistema nervoso e si sviluppano gli apparati cardiocircolatori e respiratori, fondamentali per le sue capacità motorie. Si consolida la strutturazione ponderale e inizia ad acquistare la spinta staturale che proseguirà durante la crescita.
  • Popolazione adulta: brevi camminate, esercizi a corpo libero, esercizi aerobici eseguiti anche solo 30 minuti al giorno, possono ridurre il rischio di mortalità, prevenire o trattare stati patologici e apportare miglioramenti nella salute mentale.
  • Anziani: un esercizio, anche moderato, può aumentare le capacità funzionali. Prevenire malattie cardiovascolari, morbilità e disabilità. Riduce malattie coronariche, ipertensione, ictus, diabete di tipo 2, cancro al colon e al seno. Migliora l’efficienza cardiorespiratoria e muscolare, la composizione corporea e il profilo lipidico. Abbassa la pressione arteriosa e aiuta a mantenere equilibrata la massa muscolare.
  • Donne in gravidanza e allattamento: mantenere costanza nel movimento favorisce le funzionalità cardiocircolatorie, la forza e la resistenza muscolare, la coordinazione e l’equilibrio. Riduce anche i mal di schiena e i dolori pelvici, previene o riduce l’incontinenza.
  • Persone con disabilità, disagio e disturbo mentale: l’attività fisica può aiutare lo sviluppo psicofisico, educa all’autonomia negli spostamenti, accresce l’autostima, favorisce l’integrazione sociale. Permette di acquisire capacità motorie che aumentano le proprie competenze nella vita scolastica, relazionale, lavorativa.

Non è dunque un caso che tra i primi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, stabiliti dalla Dichiarazione di Bangkok sull’attività fisica per la salute globale e lo sviluppo sostenibile, ci siano la tutela della salute e del benessere, e la lotta alle forme di malnutrizione. Diventa dunque centrale lo scopo prefissato col Piano d’azione globale per l’attività fisica 2018-2030 di ridurre del 15% l’inattività fisica degli adulti entro il 2030.
L’Organizzazione mondiale della sanità, sancisce nella propria Costituzione che “Il possesso del migliore stato di sanità possibile costituisce un diritto fondamentale di ogni essere umano, senza distinzione di razza, di religione, d’opinioni politiche, di condizione economica o sociale.” “La sanità di tutti i popoli è una condizione fondamentale della pace del mondo e della sicurezza; essa dipende dalla più stretta cooperazione possibile tra i singoli e tra gli Stati.” “Per raggiungere il più alto grado di sanità è indispensabile rendere accessibili a tutti i popoli le cognizioni acquistate dalle scienze mediche, psicologiche e affini.”
Un monitoraggio attento e preciso sull’attività fisica è lo strumento per “identificare le esigenze di salute della popolazione e le priorità sulle quali intervenire”.

Priorità tra cui:

  • Prevenire il sovrappeso e l’obesità, eliminando tutte le forme di malnutrizione, con particolare attenzione ai bisogni nutrizionali di: bambini di età inferiore ai 5 anni, ragazze adolescenti, donne in stato di gravidanza, e anziane.

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(estratto del “Piano d’azione globale per l’attività fisica 2018-2030”)

  • Diminuire di un terzo la mortalità prematura derivante da malattie non trasmissibili (NCDs) attraverso un’attività fisica che riduca il comportamento sedentario e promuova il benessere e la salute mentale.

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(estratto del “Piano d’azione globale per l’attività fisica 2018-2030”)

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SOCIETÀ E PERSONE PIÙ ATTIVE

Gli intenti dell’OMS possono raggiungere il massimo dell’efficacia solo alla condizione che le persone, e le società, diventino più consapevoli del proprio corpo, e più attive in ambito della salute. Come fare?
Diffondendo una maggiore consapevolezza dei benefici che l’attività fisica porta a qualunque età, sia individualmente che come famiglia o comunità. Disincentivando il comportamento sedentario. Migliorando “l’offerta e le opportunità di programmi e servizi adeguati su misura volti ad aumentare l’attività fisica e ridurre il comportamento sedentario negli adulti più anziani, in base alle abilità, in contesti chiave come spazi locali e comunitari, strutture sanitarie, sociali e di assistenza a lungo termine, case di riposo e ambienti familiari, per sostenere un invecchiamento sano”.

Articolo di Davide Corbetta