fbpx
  • SPAZIO SALUTE

Ti trovi in:  Home  »  Spazio Salute  »  Fitness  »  Asma: possiamo allenarci lo stesso?

Asma: possiamo allenarci lo stesso?

Finalmente possiamo tornare a muoverci negli spazi aperti. Passeggiate e attività sportiva stanno riconducendo le persone a una vita più normale, e sana.

Questo, però, è anche il periodo in cui i sintomi dell’allergia stagionale, soprattutto quella da pollini, si fanno più sentire. Cosa succede al nostro corpo? Il sistema immunitario diventa intollerante ad alcune sostanze (pollini, animali, alimenti, sostanze chimiche), ovvero smette di riconoscerle come innocue, e quando l’organismo vi entra in contatto possono provocare, nei casi meno gravi, rinite allergica (lacrimazione, starnuti, prurito al naso e agli occhi, naso che cola, congestione delle mucose nasali ecc.…), mentre nei casi più gravi, l’asma.

Posso continuare ad allenarmi, anche se sono allergico e/o asmatico?

Iniziamo col capire cos’è l’asma, e qual è il suo rapporto con la composizione corporea.

Come riportato sul sito del Ministero della Salute, l’asma non è altro che un’infiammazione cronica delle vie aeree, in cui i bronchi vengono parzialmente ostruiti, nella maggior parte dei casi, in modo reversibile.

Per effetto delle cellule infiammatorie, le pareti delle vie bronchiali si ispessiscono e divengono edematose, producendo una quantità maggiore di muco che va a ostacolare il passaggio di aria destinata agli alveoli per lo scambio tra l’ossigeno che inspiriamo, e l’anidride carbonica che espiriamo. Il passaggio dell’aria, inoltre, viene ulteriormente intralciato dalla contrazione delle vie aeree, e la conseguenza sono i cosiddetti broncospasmi.

In generale l’asma può portare a:

  • Difficoltà respiratoria;
  • respiro sibilante;
  • costrizione toracica;
  • tosse secca e stizzosa.

Quanto è diffusa l’asma?

L’ASMA NEL MONDO

Il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica, a cura dell’Istituto Superiore di Sanità, riporta il dato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo la quale nel mondo ci sono dalle 100 alle 150 milioni di persone affette da asma; di queste nel 50% degli adulti e nell’80% dei bambini prevale la forma allergica.

Secondo la Global Initiative for Asthma (GINA) invece, sono 300 milioni le persone nel mondo che soffrono di questa patologia, di cui 30 milioni in Europa (2,6 milioni in Italia).

In ogni caso, sia l’OMS che il GINA concordano sul tasso di crescita della malattia. Negli Stati Uniti gli affetti da asma sono aumentati del 60% rispetto agli anni ’80. In Inghilterra e Irlanda, il numero degli asmatici è cresciuto di almeno cinque volte negli ultimi venticinque anni. Più in generale, nel mondo si registra un incremento del 50% ogni dieci anni circa, e si prevede che entro il 2025 saranno 400 milioni gli asmatici in tutto il mondo, principalmente per queste motivazioni:

  • Fattore ereditario;
  • fumo;
  • esposizione professionale;
  • allergeni (piante, fiori, ecc.…);
  • dieta;
  • inquinamento atmosferico;
  • aumento dell’urbanizzazione;
  • abitudine a vivere in ambienti chiusi e stantii;
  • i cambiamenti del sistema immunitario dovuto a differenti livelli d’igiene.

Si deve aggiungere, inoltre, l’aumento dell’obesità e della sedentarietà, fattore che fa emergere un nesso tra l’asma e la composizione corporea.

RAPPORTO TRA ASMA E IMC

È sempre l’Organizzazione Mondiale della Sanità a rilevare come l’inattività fisica produca ogni anno 1 milione di decessi, riguardanti soprattutto quei soggetti interessati da situazioni di obesità, diabete o malnutrizione. In 46 paesi della regione europea dell’OMS oltre la metà degli adulti è in sovrappeso od obesa, e nel mondo, soprattutto nel Mediterraneo orientale, Americhe, alcune regioni d’Europa e Pacifico occidentale, nel 2016 un adulto su quattro (il 23%) e tre adolescenti su quattro (81% tra gli 11 e 17 anni) non rientravano nei parametri globali stabiliti dall’OMS (ved. Tavola 5.4 estratta dal rapporto ISTAT I tempi della vita quotidiana”).

Oltre ai tipici problemi connessi all’obesità e all’inattività fisica (malattie cardiache, ictus, diabete e cancro al seno e al colon) secondo un recente studio pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology, esiste la possibilità che l’aumento della massa grassa sia causa anche dell’asma.

È dunque fondamentale conoscere al meglio il proprio corpo, senza limitare lo studio al solo calcolo dell’indice di massa corporea (IMC). Secondo lo studio Childhood obesity and asthma: To BMI or not to BMI?, l’IMC non distingue tra massa magra e massa grassa, pertanto non fornisce indicazioni sufficienti circa la distribuzione del tessuto adiposo che potrebbe essere implicata in diverse malattie, tra cui l’asma.

Un test eseguito su un campione di 6.718 bambini, ai quali sono stati misurati l’IMC, la massa grassa corporea e il rapporto androide/ginoide, ha evidenziato due importanti implicazioni:

  1. Il grasso viscerale (un grasso profondo, che sta vicino agli organi) può essere collegato all’infiammazione allergica delle vie aeree causata dagli eosinofili (tipi di globuli bianchi implicati nella difesa da infezioni parassitarie e nelle reazioni allergiche), ma anche a cambiamenti associati alla sindrome metabolica, alle malattie cardiovascolari, al fegato grasso ecc…
  2. L’IMC, nell’associazione tra asma e obesità, è risultato un indice incompleto. In un controllo sull’asma eseguito su bambini portoricani, l’IMC non è stato in grado di dimostrare l’associazione tra l’obesità e i sintomi asmatici indotti dall’esercizio fisico, il FEV1 (volume di aria espirata nel primo secondo di una espirazione massima forzata), i livelli di IgE (immunoglobuline coinvolte nella risposta immunitaria del corpo umano contro le infezioni parassitarie) e la rinite allergica, cosa invece emersa studiando la circonferenza vita e la percentuale di grasso corporeo.

In generale si è potuto riscontrare che “potrebbero essere le complicazioni metaboliche dell’obesità, piuttosto che l’obesità stessa, a influenzare la funzione polmonare e il rischio di asma”.

Va detto, per completezza, che non tutti i bambini con obesità hanno dimostrato un legame stretto con l’asma. In alcune circostanze obesità e asma potrebbero coesistere senza essere tra loro collegate. In certi casi bambini e adulti obesi hanno presentato sintomi simili all’asma, che potevano condurre a diagnosi errate.

Alcuni bambini con asma grave potrebbero essere più soggetti a rischio obesità, tuttavia bisogna studiare meglio questo fenomeno e la sua correlazione alla composizione corporea.

RAPPORTO TRA ASMA E ATTIVITÀ SPORTIVA

L’eccessivo sforzo fisico può essere causa di crisi respiratorie, e di quella che viene comunemente detta “Asma da sforzo”.

Ciò accade quando si sottopone il fisico a esercizi intensi o di resistenza, come può essere la corsa, che induce le vie aeree a contrarsi e di conseguenza, come abbiamo visto all’inizio di questo articolo, a provocare i broncospasmi. Durante l’attività fisica, infatti, si respira più velocemente, favorendo il passaggio dell’aria dalla bocca (dove transita fredda e secca) anziché dalle narici (che la riscaldano e la filtrano).

Quali sono i sintomi più comuni? Tosse eccessiva e fiato corto circa due minuti dopo l’allenamento e per quasi mezz’ora.

Tuttavia l’asma non deve precludere, con le dovute accortezze, la pratica sportiva che rappresenta una parte essenziale della vita dei bambini, ma anche dell’adulto. L’attività fisica, fra l’altro, aiuta a rafforzare la muscolatura respiratoria, favorendo il lavoro dei polmoni, riducendo la quantità di ventilazione necessaria all’attività e sollecitando meno l’apparato respiratorio.

Nello specifico, lo sport:

  • Migliora il lavoro dei polmoni a beneficio della respirazione;
  • potenzia il sistema immunitario, che diventa più resistente a raffreddori e altre infezioni delle vie aeree che rendono le persone più esposte a minacce di crisi asmatiche;
  • produce endorfine che, come sappiamo, aiutano a migliorare l’umore e a combattere stress e depressione, due tra i fattori negativi per l’asma;
  • migliora la composizione corporea, perché riducendo la massa grassa si riduce di conseguenza il rischio di obesità (fattore visto nel paragrafo precedente).

Per ridurre la probabilità di scatenare una crisi asmatica indotta dall’esercizio fisico è buona norma:

  • Evitare ambienti inquinanti.
  • Evitare attività fisica in ambienti o troppo caldi o troppo freddi o con sbalzi repentini di temperatura.
  • Eseguire un ottimo riscaldamento prima dell’esercizio.
  • Non eseguire attività fisica subito dopo mangiato.
  • Non eseguire attività fisica subito dopo aver assunto il vaccino per l’allergia.

E soprattutto è indispensabile confrontarsi col proprio medico prima di svolgere qualsiasi tipo di sport. Una particolare attenzione va prestata dagli atleti che assumono antistaminici prima di una performance sportiva. Se usati a dosi elevate, infatti, possono limitare il recupero dopo lo sforzo. A dimostrarlo è uno studio dell’Università dell’Oregon, che ha riscontrato come 795 di 3.000 geni del DNA che si attivano dopo l’esercizio fisico (per ristrutturare i muscoli, aiutare a ricaricare e rilassare le pareti dei vasi sanguigni, e abbassare la pressione), sotto effetto di una dose importante di antistaminici vengono attenuati. Lo studio si è concentrato su 16 giovani tra i 23 e i 25 anni che hanno svolto un’ora di esercizio dopo aver assunto 540 milligrammi di fexofenadina e 300 milligrammi di ranitidina. Durante il test sono stati monitorati il flusso sanguigno, la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca.

Ci sono naturalmente degli sport che sono più indicati di altri, per le persone che soffrono di asma cronica. Tra gli sport meno consigliati troviamo la corsa, l’alpinismo, il deltaplano, il motociclismo, la subacquea, il ciclismo, il canottaggio, la scherma, la ginnastica e più in generale gli sport di squadra.

Lo sport più consigliato, invece, è il nuoto, in quanto solitamente svolto in ambiente caldo, con una elevata umidità e meno rischio d’inquinanti dell’aria (nel caso, tuttavia, che anche il cloro si rilevi fonte scatenante d’asma, è meglio scegliere piscine sterilizzate con procedure alternative, come l’ozono).

Detto ciò, in molte delle discipline sopra elencate ci sono sportivi che hanno ottenuto grandi risultati nonostante soffrano di asma cronica.

David Beckham (calciatore), Mark Spitz (nuotatore), Miguel Indurain (ciclista), Federica Pellegrini (nuotatrice), sono solo alcuni dei nomi più famosi.

Sono casi esemplari anche quelli delle Olimpiadi:

  • A Los Angeles, nel 1984, 67 atleti della nazionale a stelle e strisce hanno ottenuto 41 medaglie.
  • Ad Atene, nel 2004, circa il 20% della squadra olimpica britannica era composta da asmatici.
  • A Pechino, nel 2008, circa il 20% degli atleti in gara nelle discipline di nuoto e ciclismo ha vinto un terzo delle medaglie, pur soffrendo di asma cronica.

CONCLUSIONE

Concludendo, l’asma è sicuramente un problema che non va sottovalutato, sia che pratichiamo sport a livello agonistico, sia che lo pratichiamo a livello amatoriale. È bene conoscere la propria composizione corporea, per prevenire e controllare al meglio l’asma cronica, e sicuramente è utile eseguire attività fisica, dopo un dovuto confronto medico, e seguendo le indicazioni che abbiamo dato in questo articolo.

Articolo di Davide Corbetta

Copyright © 2020 - Caresmed S.r.l. - P.IVA 03616010967 - All Rights Reserved